Nella sala delle riunioni
La sensibilità di Lara
11° capitolo
Nella sala delle riunioni
In comunità regnava la disperazione per la morte della giovanissima Elena. Lara finita in isolamento, venne portata a rapporto. Ad accoglierla c'erano il direttore del centro, il primo medico, ed un funzionario esterno che era lì per raccogliere testimonianze. Era presente anche una psicologa. La stessa dottoressa, che Lara in passato ebbe già avuto modo di conoscere in ospedale durante i suoi vari ricoveri. Oltre a loro in quella stanza c'erano anche delle rappresentanze dell'arma. Sia dei carabinieri, e sia della polizia. Lara fu portata dalle infermiere di turno, dentro all' ufficio del direttore generale. Dentro a quella stanza, e con tutte quelle persone che la guardavano con occhi avvelenati, la pressione che Lara sentiva addosso, era palpabile. Lara era al limite del collasso. Si poteva respirare tutta la sua ansia. Talmente era fitta. La sua paura negli occhi, la si poteva leggere da lontano. Anche da centinaia di metri. Le infermiere, dopo aver accompagnato Lara, uscirono da quella sala. Lara da quel momento, si sentì gli occhi di tutti addosso. Il direttore del centro, prese la parola. Cercò di mettere Lara a proprio agio. Cercando di tranquillizzarla, chiedendole come stesse. E continuò facendo a Lara, altre domande semplici. Con piccole pause tra una risposta di Lara e l'altra. Il direttore chiese a Lara, di pronunciare, a voce alta il proprio nome, il proprio cognome, ed anche la propria età. Finita questa sequenza di domande, il direttore appurato che Lara stesse bene, fece le classiche presentazioni di facciata. Finite le presentazioni, il direttore chiese ancora a Lara, da quanto tempo fosse ospite all' interno della comunità. Lara rispose a tutte le domande che le vennero fatte all' interno di quella stanza. Ma la sua voce, era molto bassa. Ne aveva giusto un filo. La sua tensione, le bloccava tutto. Aveva come un nodo alla gola, portato dalla paura, che le attanagliava qualsiasi emozione. Il direttore passò la parole al medico del centro. Il medico incurante della fragilità emotiva della giovane Lara, e visto anche quello che era appena accaduto all' interno della comunità poche ore prima, senza nessun tipo di delicatezza, chiese a Lara se ricordasse, una cosa in particolare. Un dettaglio della sua vita. Un dettaglio che la povera Lara, non avrebbe mai potuto più, anche volendo dimenticare. Certi traumi, non si sarebbero mai più cancellati. Sia dal cuore, e sia dalla testa di chiunque.
Il medico, volle sapere se Lara, ricordasse quanto tempo fosse passato dall' ultima volta che si fosse drogata. L'ultima volta che lei, avesse fatto uso di eroina. Lara ricordava bene quando avvenne. Quando fu quell'ultima volta. Era il 10 di giugno 2009. Il giorno che morì Fiorenzo. Lara non rispose a quella domanda. Ma il medico insistette nel riformulare la medesima domanda.
" Allora Lara, ti ricordi quando è stata l'ultima volta che hai fatto uso di droghe? "
Lara, lo guardò diritto negli occhi, facendo nuovamente scena muta. Non volle cadere in quella trappola. Non voleva cedere a quella provocazione. Il medico sapeva che Lara era ancora scossa e traumatizzata da quell'ultima volta. Quando fece il suo ultimo buco di eroina. Lara guardava con occhi affranti e arrabbiati, verso un unica direzione. Dritta davanti a se. Senza più rispondere a nessuna domanda. Senza voler dare nessuna soddisfazione a quelle persone, che volevano solamente torturarla mentalmente. Lara guardava tutti con aria sospetta. Ogni suo sguardo, era diretto alle loro anime. Capiva che per lei, la situazione non fosse delle migliori. Loro volevano tirarle fuori, e farle rivivere tutte le sue paure. Le sue ansie. Buttandogliele addosso senza filtri. Chissà quali risposte, quali pretese attendevano di ricevere. Ma Lara, restò muta. Non rispose volontariamente non solamente a quella domanda, ma anche alle domande seguenti. Tutti dentro a quella stanza, fecero capire a Lara, che sapevano della circolazione di varie droghe all' interno delle loro stanze. Volevano la conferma se tra le ospiti del centro, girasseso delle droghe. Chiesero se conoscesse i nomi di chi le assumesse queste sostanze. Ed anche, se conoscesse il nome o i nomi, di chi la spacciasse all' interno della comunità. Per tutti, era evidente che all' interno della comunità ci fosse una talpa, che portasse da fuori a dentro, la roba alle donne. Quindi volevano sapere se Lara fosse a conoscenza del nome di questa persona. Ma Lara non disse nulla. Non diede nessuna risposta a tutte quelle domande. Restò in silenzio. Nonostante tutta la pressione che le stavano scaricando addosso. La parola passò alla psicologa. Che attaccò un monologo sulle loro buone intenzioni. A sentire loro, volevano solo aiutare Lara. Cercare di non farle cadere addosso colpe che non avesse. Che collaborare con loro, sarebbe stata la soluzione migliore, non solo per lei. Ma per tutti. Lara continuava nel suo ruolo. Nessuna parola. Le sue labbra erano cucite. Nonostante tutta quella pressione, lei non rispondeva, e non abbassava lo sguardo. La dottoressa fece riferimento anche alle sue urla della sera precedente. A chi fossero rivolte quelle sue frasi. Perché ad un certo punto si mise ad urlare così forte, quel tipo di frasi. La dottoressa, continuava a snocciolare infinite parole. Ma le orecchie di Lara, continuarono a sentire solamente il suono di una voce. Non quello che quelle parole dicessero. Era già passata più di un ora da quando Lara si era seduta sopra la sedia, in quella sala riunioni. E l'unica cosa che disse, furono il suo nome, il suo cognome, quanti anni avesse, e da quanto tempo fosse ospite in quel centro. Non disse nient'altro. Nulla. Deludendo tutta la delegazione presente in quella sala riunioni. Appurato del fatto che Lara non avesse più intenzione di parlare, e tantomeno di rispondere alle loro domande, il direttore della comunità, si rivolse a Lara, cambiando totalmente tono della voce. Alzandola al limite dell' urlato. Accusando Lara di scarsa collaborazione. E che questo facesse di lei una complice. Una di loro. Una spacciatrice, una poco di buono. Che la morte di Elena, fosse anche avvenuta per cousa sua. Che sarà anche per colpa sua, se da oggi in poi, i carabinieri e la polizia dovranno perquisire tutta l'ala femminile della comunità. Ogni giorno, ogni notte da adesso a chissà quando. Ogni ragazza, ogni inserviente, ogni infermiera, ogni volontario, ogni ospite della comunità, ogni uomo, ed ogni donna, all' interno del centro compresa lei, dovrà essere perquisita per ogni evenienza, in ogni circostanza, ad ogni necessità. Lara, superate le sue paure, non avendo più il timore di essere seduta su quella sedia, davanti a quelle persone, sentendo tutte quelle parole dette dal direttore con l'intento di intimorirla, sbadigliò davanti a tutti. Coprendosi il volto con la mano. Questo suo gesto, irritò e di molto, il direttore. Che rivolgendosi a Lara con toni minacciosi, le disse :
" Non finisce di certo qui signorina. Ti terrò d'occhio. Adesso te ne starai buona buona in una stanzetta di isolamento in punizione per 10 giorni. Così magari rifletterai e capirai le conseguenze delle tue azioni. Non c'è altro. Puoi andare adesso ". Il medico, chiamò al telefono l'interno dell' infermeria. Intervennero le infermiere che accompagnarono Lara in una delle stanza di isolamento. Visto che da adesso in poi, Lara doveva iniziare a scontare la sua punizione. Uscì da quella sala facendo infuriare tutti. Ma a lei, la cosa non importava nulla. Lei voleva solamente ripulirsi, guarire, ed andare via da quel centro il più presto possibile. Ed avere così la possibilità un giorno uscita da quel centro, di poter stare vicino alla sua bambina che le mancava tantissimo. La piccola Chiara. Ancora così piccola da non poter capire cosa fosse successo alla sua vera famiglia.



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