La vita in comunità

 


La sensibilità di Lara      

7° Capitolo 

La vita in comunità 

 

I primi giorni di Lara nella comunità, passarono lentamente. Lara passava le giornate a pulire insieme alle altre ospiti. La comunità era suddivisa in due reparti. Una maschile, e quella femminile. Lara nel reparto femminile era l'ultima arrivata. Venne assegnata in una stanza con altre 11 ospiti. Fare amicizia e cercare di andare d'accordo con le altre donne, non era facile. Ma si andava avanti. Le regole all' interno della comunità erano molto semplici. Bisognava pulire, lavare gli stanzoni, rifare i letti, fare il bucato, stirare, e tenere sempre tutto in ordine. Poche regole, ma rigide. I coordinatori addetti alla comunità, erano molto severi. Se si lasciava sporco o pulito male, si finiva in punizione. Spesso le punizioni consistevano, nel dover pulire e lavare i piatti di tutte le ospiti del proprio settore. L'età media delle ospiti della comunità era sotto i 30 anni. C'erano le più giovani, che erano appena sopra alla maggiore età, e poi c'erano le più grandi, che raggiungevano anche i 35 anni. Lara andava per i 30 anni. Le stanze erano dei casermoni con 12 letti. 5 stanzoni, che fungevano da dormitorio, per un totale di 60 ospiti. In ogni stanzone, c'erano due bagni. E le docce, erano in comune, in fondo alle stanze. 10 docce con acqua calda, che andava e veniva, un giorno si, ed un giorno no. C'era l'infermeria con 10 posti letto, e due medici con quattro infermieri, che si facevano i turni, di giorno, di pomeriggio, e di notte. Ma dentro al reparto, appena dietro dall'infermeria, c'erano anche delle stanze singole. Che servivano per i casi un po' più particolari. Nei casi estremi, quando una ospite accusava grosse crisi, veniva messa in queste stanze, con tanto di cinture e fibbie, per legare le pazienti più difficili da gestire. Metodi poco ortodossi. Ma purtroppo efficaci per la sicurezza delle ospiti, ma anche pazienti. Le ospiti, passavano le giornate a pulire tutte le stanze, i bagni e le docce. Alle ore 07:00 del mattino, suonava la sveglia. Alle ore 08:00, veniva servita la colazione, e dalle ore 09:00, fino alle ore 12:00, bisognava pulire tutto. Le ragazze, venivano suddivise in 5 gruppi. Un gruppo di ragazze, era addetta alle cucine. Alcune di queste ragazze aiutavano a preparare il pranzo. C'era chi aiutava tagliando verdure, chi pelava le patate, e chi lavava l'insalata. Altre invece, erano addette alle pulizie, sia della mensa, che dei piatti e delle pentole. La vita all' interno della comunità funziona così. Tutte le mattine, sette giorni su sette. Sabato e domenica compresi. Dalle 12:30, alle 13:30, veniva servito il pranzo. Dalle 13:30 alle ore 15:00, c'era una pausa relax. Dalle 15:00 in poi, si faceva attività fisica, in una piccola palestra, adiacente alla zona relax, proprio dietro alle cucine. L'attività fisica, durava dalle due alle tre ore. Per chi se la sentiva, la palestra era aperta fino alle 18:00. Dalle ore 18:00 in poi, c'erano le ore libere, con la cena, che veniva servita dalle 19:00, fino alle ore 20:00. Le ragazze potevano in quelle ore libere, leggere, lavarsi, studiare, e chi come Lara, brava a pettinare i capelli, pettinare le altre ospiti della comunità. La vita lì dentro, non era facile. Tutti i giorni erano uguali. Una volta alla settimana, venivano effettuate delle visite mediche. Prevalentemente si effettuavano prelievi di sangue e urine, per tenere sotto controllo tutte le ragazze. Una volta al mese, venivano effettuate alle ragazze, delle visite mediche più approfondite. A Lara non piaceva stare lì. Ma non c'erano molte alternative. Il sabato e la domenica pomeriggio, la comunità apriva agli ospiti, per le visite dei parenti, e degli amici delle ragazze. L'unica persona che ogni tanto veniva a trovare Lara, era Sara. L'assistente sociale che la seguiva. Lara, non aveva molti parenti. Il padre di Lara, era mancato già da qualche anno, a causa di una malformazione cardiaca che lo fece morire molto giovane. La madre, con la quale non avesse mai avuto un gran rapporto, non la vedeva più da un paio d'anni. Giusto dopo la nascita della piccola Chiara. Molti dei suoi amici e parenti, le voltarono le spalle, dopo il matrimonio con Fiorenzo. Ai più, ritenuta persona violenta, e non gradita. Ma una domenica, fece visita a Lara, una signora che lei non conosceva. Sorpresa da questa visita, Lara voleva capire chi fosse quella signora sulla quarantina ben vestita, e con uno sguardo molto profondo. La signora in questione, si presentò agli uffici della comunità concordata con Sara, e dagli altri funzionari che seguivano Lara, sotto falso nome. Si presentò semplicemente a Lara, come la signora Rossi. Nella stanza delle visite, Lara e la signora Rossi, rimasero insieme per un paio d'ore. La signora Rossi, fece domande a Lara, riguardante la sua vita privata, prima di entrare in comunità. Lara, non capiva il motivo di tutte quelle domande. Ma il motivo di tutte quelle domande da parte della signora Rossi, era palese. Quella signora, in realtà era la madre affidataria di Chiara. Che per motivi personali e di sicurezza, voleva constatare di persona la salute psicofisica e fisica di Lara. A Lara, in principio, non venne detto chi fosse quella donna. Solo in un secondo incontro, la signora Rossi, si rilevò per chi era realmente. Ovvero la madre affidataria della bambina di Lara. La signora, voleva solo dire a Lara, che la bambina stava bene. Cresceva in salute ed era felice. In più la signora Rossi, aspettava da pochi mesi, un fratellino o una sorellina per Chiara. Lara era contenta di quel gesto. Nel secondo ed ultimo incontro tra la signora Rossi e Lara, prese parte anche Sara. Che rivelò chi fosse e perché la signora Rossi, fosse qui per venire a conoscenza della mamma reale della sua bambina.

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