Il primo giorno in comunità
La sensibilità di Lara
6° capitolo
Il primo giorno in comunità
Lara ancora in condizioni precarie, e stesa in un lettino d'ospedale, uscì dalla terapia intensiva. Finalmente riusciva a comunicare con i medici, e con gli assistenti sociale che la seguivano nel suo recupero dalla tossicodipendenza. I medici, le consigliarono di farsi ricoverare in una comunità di recupero. Ma lei, era restia a questa eventuale soluzione. Ma non c'erano grosse alternative. Lara doveva lasciarsi il passato alle spalle, e farsi ricoverare. Gli assistenti sociali, ribattevano sul fatto che non ci fossero altre alternative. Per il suo bene, per evitare disgrazie, e per avere anche, qualche possibilità in futuro, di rivedere la piccola Chiara. Sua figlia. In lacrime Lara, chiese di poter rimanere sola. La donna, era carica del suo dolore. Che non solo la riempiva. Ma la devastata totalmente. Dalla stanza, uscirono tutti. Tranne la sua infermiera personale. Che per ovvi motivi, non la poteva lasciare sola ancora. Infatti Lara, doveva essere tenuta sotto controllo per 24 su 24. La paura di tutti era che Lara, a causa di una potenziale astinenza dall' eroina, si potesse causare del male fisico. Una delle due assistenti sociali che seguivano il percorso di guarigione di Lara, entrò nella stanza, per cercare di persuadere la donna a farsi ricoverare da un centro di recupero per tossici dipendenti. La funzionaria, insistendo sul fatto che non c'erano altre soluzioni, tenne per mano Lara, e le volle raccontare una storia. La giovane assistente sociale, raccontò di quando da ragazzina, sua sorella più grande Stefania, morì di overdose, a causa di un fidanzato che l'aveva introdotta e portata nel mondo della droga. Sara, ( questo era il nome dell' assistente sociale ), raccontò questa storia in lacrime. Stefania era bellissima e solare. Un giorno in quarta superiore, conobbe Michele. Il fighetto della scuola. Quello bello e maledetto. Che si fumava le canne, e scartava e mangiava ragazzine, come se fossero caramelle. Una sera Stefania innamorata follemente di lui, lo seguì ad una festa. Michele, che di Stefania non importava nulla, fece sesso con lei. Per Stefania fu' la sua prima volta. Lei sognava di farlo in modo romantico. Con un ragazzo che la amasse veramente. Invece, quella sera Stefania, perse la sua verginità dentro ad un gabinetto chimico, di un Rave party. Si sentì umiliata e delusa. Schifata da quel ragazzo che non la rispettava per niente. Che abusò di lei dentro ad un cesso sporco di un centro sociale, e molto probabilmente anche contro la sua volontà. Stefania, scappò via da quel posto. Ma la depressione causata da quei sensi di colpa che la stava dilaniando, la fecero ammalare. La sua depressione, la portò a volersi farsi del male. Quindi una sera uscì molto tardi. Andò ad un appuntamento con un suo coetaneo. Un suo conoscente. Un tale di nome Massimo. Un poco di buono, amico di Michele. Che per un rapporto sessuale, gli procurò della cocaina. Stefania, da quella sera, continuò a vedere Massimo ogni tal volta che voleva pippare cocaina. Massimo gliela procurava. Lei, spesso non aveva contanti per pagare le varie bustine, e quindi, lo ripagava con il sesso. Una sera Massimo, non trovò la cocaina per Stefania. Ma trovò dell' eroina. Stefania la tirò ugualmente. E la roba, tirata dal naso, a differenza della cocaina, è più devastante. Stefania tirò dal naso l'eroina. Era sola quella sera. Nessuno la poteva aiutare. Ed andò in overdose. Morì per arresto cardiaco. La trovarono i miei genitori la mattina seguente. Giaceva sul suo letto con gli occhi spalancati e sporca di sangue su tutto il viso. Una ragazzina di 18 anni che trovò la morte per colpa di quella roba. Lo strazio che Sara teneva nel cuore, commesse Lara. Che vedendo la donna così provata, ville cercare di non deluderla. Sara e Lara, strinsero un rapporto questi amichevole. E l'assistente sociale, diede la sua parola, che anche dentro in comunità, lei le sarebbe stata vicina. Nei giorni seguenti, Lara si convinse. Diede la sua parola, che si sarebbe fatta seguire in una comunità. E Sara, si mise subito al lavoro, per garantire a Lara, la massima disponibilità nel trovare una comunità che la seguisse a regola d'arte. Lara era d'accordo. La macchina si era messa in moto. In pochi giorni, Lara venne trasferita, accompagnata da Sara, in una comunità di recupero per tossico dipendenti. E di seguito, venne seguita da dei professionisti del settore sanitario, che presero in cura Lara, dandole un tetto, un aiuto morale, e cure psicologiche nel percorso che da quel momento Lara, con l'aiuto di Sara, aveva intrapreso.



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