Il buio ride

 

Giuseppe il Lupo 



Andare senza sapere cosa 

ci fosse al dì là del mare.

Gettarsi dentro a quella enorme 

distesa d'acqua, 

solo per scappare. 

Andare via da questa guerra. 

Da queste pareti. 

Da queste mura oramai distrutte. 

Rese macerie dalle 

troppe bombe che 

dall' alto, sono cadute. 

Che dall' alto, sono state lanciate. 

Respirare solo l'odore del sale. 

Tenere chiusa la bocca e nuotare. 

Perché la certezza di restare,

era già come affogare.

Quel battito testardo : 

" Ossa rotte. Mani spezzate. 

Grido strozzato. "

Nessuno ha più la volontà 

di escogitare il modo, 

per Salvare dal suo abisso, 

questo mondo. 

Nella notte, 

Il buio ride. 

Le onde si gonfiano 

di una spuma nera.

Ogni fuga è un giro dentro 

a quella gabbia d’acqua.

Eppure il piede cerca, 

e trova la sabbia. 

La mano cerca un appiglio. 

Dove il polso può far leva e forza. 

Dove potersi sollevare.

La gola raschia un nome che 

non smette di chiamare.

Non è speranza. 

È ostinazione animale.

L’ultimo muscolo che si contrae 

quando tutto ha mollato.

Se il mare ci prende, 

che ci trovi con le unghie 

sporche di stelle, 

e con le labbra spaccate. 

Ma con la forza ancora di 

cantare lo stesso ritornello. 

Quel ritornello che il buio odia.

Sono Ancora vivo.

Sono Ancora vivo. 

Sono Ancora vivo. 



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