Quel che mi aspetto

 

Giuseppe il Lupo 

Da noi mi aspetto il mare.  

Il mare più profondo  

dove nuotare.  

Mi aspetto un labirinto di stelle  

dove nascondersi,  

dove non farsi più trovare.  

Mi aspetto che i tuoi occhi  

siano pronti a lasciarsi guardare.  

Che la tua bocca,  

che le tue labbra,  

siano pronte a lasciarsi baciare.  

Mi aspetto che le tue braccia  

si aprano e mi lascino  

stringerti forte, 

ti lasciano abbracciare.  

E che a loro volta  

le tue braccia abbraccino me.  

Mi aspetto attimi di paura.  

Momenti felici.  

Anche momenti meno felici.  

Mi aspetto sorrisi.  

Baci. Sguardi.  

Serenità. Evasione.  

Una colazione insieme.  

Magari al mare.  

Per sognare di restare  

ancora insieme,  

mentre un’onda sbatte forte sugli scogli.  

Mi aspetto un giorno  

di portarti a letto quella colazione:  

fette biscottate, latte caldo,  

marmellatine da spalmare.  

Mi aspetto che tu mi dica:  

«Oggi sono felice».  

Mi aspetto un bacio sulle labbra.  

Mi aspetto che, tenendomi per mano,  

tu non abbia più paura.  

Mi aspetto di vedere i tuoi occhi  

addormentarsi,  

mentre stai abbracciata al mio torace,  

testa poggiata sul mio petto.  

Dentro insieme,  

nello stesso letto.  


Se chiudo gli occhi…  

questo è quello che mi aspetto da noi.  

Ma gli occhi vanno tenuti aperti.  

Bisogna sognare.  

E allo stesso tempo  

bisogna respirare.  

Bisogna essere capaci di amare.  

Viceversa,  

bisogna essere capaci di lasciarsi amare.  

Bisogna sapere aspettare  

chi ti fa battere il cuore.  

Bisogna saper donare il tempo.  

Il tempo che a quella persona serve  

per capire, in fondo,  

cos'è che si aspetta lei, da noi.



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